Il tagging funziona in questo
modo: prendiamo Flickr, per esempio, cioè il sito su cui gli utenti possono
postare e condividere le proprie foto. Tutti gli utenti di Flickr collaborano
per organizzare tutto il contenuto online del sito e classificarlo secondo
certe parole chiave, o “tag”.
Per esempio, se tu posti una
foto del tuo iPod su Flickr, la classifichi col tag “iPod”. Questa immagine,
però, non è visibile solo a te, ma a tutti gli utenti del sito quando
effettuano una ricerca su quella parola chiave. Al momento Flickr ha circa 3500
foto etichettate come “iPod”.
Il tagging si sta diffondendo
un sacco perché è un naturale complemento alla ricerca per parole chiave.
Moltissimi siti e social network stanno iniziando ad utilizzare questo metodo
per creare al loro interno delle classificazioni dei contenuti, e fare in modo
che i loro utenti trovino più facilmente ciò che stanno effettivamente cercando
ed è rilevante per loro.
I tag sono ben lontani dalla
perfezione, in quanto creati da una moltitudine di persone, tuttavia un
marketer che si rispetti deve usarli in maniera sapiente per “tastare il polso”
del suo pubblico.
Inizia ad iscriverti a dei feed
RSS per controllare in che modo i consumatori stanno classificando le
informazioni relative ai tuoi prodotti o servizi, in quanto questi
costituiscono dei focus group gratuiti e disponibili 24 ore su 24.
I siti basati sulle folksonomie,
li puoi anche usare (ma con cautela!) per scatenare le tue campagne di
marketing virale, ma con alcune precisazioni: devi essere assolutamente
trasparente su chi sei, perché stai postando quella foto, o quel link, ed evita
come la peste i contenuti che possono sembrare spam!
Se non rispetti questi punti,
sia in questo caso che in generale, la tua immagine ed il tuo business verranno
inevitabilmente compromessi.
Il web, infatti, premia sempre chi fa il suo lavoro in maniera etica e dà valore agli altri.
Il web, infatti, premia sempre chi fa il suo lavoro in maniera etica e dà valore agli altri.
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